alam L'alambicco
N°4 - Anno II - Aprile 2012


Distillato di notizie su chimica e società
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Il sassolino

Quanto rende un chilo di cultura?

Un astronomo erudito e carico di anni un giorno mi disse: "La cultura si condivide, non si vende!". E, fedele a questa logica, condivideva gratuitamente il suo sapere con i ragazzini di Chieri che, arrancando in matematica o in latino, bussavano alla sua porta per domandargli aiuto. Le sue tre lauree (l'ultima, in teologia, conquistata a 80 anni sull'onda di una inesauribile curiosità che gli faceva dire "voglio capire meglio i testi sacri") non erano un ostacolo al contatto con giovani inesperti e forse un po' ignoranti; erano il sigillo di un modo di stare al mondo, fondato sulla convinzione dell'intrinseco valore del sapere e del diritto di ciascuno ad accedervi, per migliorare se stessi e la realtà in cui si opera.

Un mondo certamente molto lontano da quello attuale, dove il sapere è diventato una merce e la società pare essere ostaggio di un famelico Leviatano economico che si nutre di SPREAD, PIL, indici di borsa e quant'altro, nel nome di un inesorabile modello: TUTTO CIO' CHE NON PORTA PROFITTO VA ELIMINATO. Ma allora che aspettiamo? Per coerenza logica chiudiamo le scuole e, a seguire, gli ospedali, i servizi sociali, i musei, i teatri lirici, la ricerca di base e tutte quelle attività che, finanziate con soldi pubblici, sono intrinsecamente non redditizie, se ci si limita ad una valutazione monetaria.

Come dite? Non ho sentito bene....Sta già accadendo? Lo Stato ha chiuso i rubinetti? Le scuole faticano a trovare risorse? I servizi sociali e sanitari sono razionati invece che razionalizzati? Basta statalismo, occorre affidarsi alle iniziative dal basso, secondo il nuovo verbo della "sussidiarietà"? Sarà pur vero, ma se il buon vecchio stato sociale va definitivamente in cantina, chi garantirà equità e pari libertà di accesso a questi servizi da parte di tutti, ricchi e poveri, colti e ignoranti, immigrati e italiani da generazioni? Chi impedirà che si instauri un regime di darwinismo sociale estremizzato, nel quale solo i soggetti economicamente più forti sopravviveranno?

E comunque, se proprio vogliamo restare fedeli al profitto, chi ha mai dimostrato che esso si misuri solo in termini monetari? Pare, anzi, vero il contrario. Chi invoca numeri e cifre può consultare la bella pubblicazione della Banca d'Italia (fonte al di sopra di ogni sospetto!) "I rendimenti dell'istruzione" (2009) che mostra come puntare su formazione scolastica e cultura sia il miglior investimento che una nazione possa compiere sul proprio futuro. La cultura "rende"....chi l'avrebbe mai detto?

Elena Ghibaudi

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