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Il sassolino Quanto rende un chilo di cultura?
Un astronomo erudito e carico di anni un giorno mi disse:
"La cultura si condivide, non si vende!". E, fedele a questa logica,
condivideva gratuitamente il suo sapere con i ragazzini di Chieri che,
arrancando in matematica o in latino, bussavano alla sua porta per domandargli
aiuto. Le sue tre lauree (l'ultima, in teologia, conquistata a 80 anni
sull'onda di una inesauribile curiosità che gli faceva dire "voglio capire
meglio i testi sacri") non erano un ostacolo al contatto con giovani
inesperti e forse un po' ignoranti; erano il sigillo di un modo di stare al
mondo, fondato sulla convinzione dell'intrinseco valore del sapere e del
diritto di ciascuno ad accedervi, per migliorare se stessi e la realtà in cui
si opera.
Come dite? Non ho
sentito bene....Sta già accadendo? Lo Stato ha chiuso i rubinetti? Le scuole
faticano a trovare risorse? I servizi sociali e sanitari sono razionati invece
che razionalizzati? Basta statalismo, occorre affidarsi alle iniziative dal
basso, secondo il nuovo verbo della "sussidiarietà"? Sarà pur vero,
ma se il buon vecchio stato sociale va definitivamente in cantina, chi
garantirà equità e pari libertà di accesso a questi servizi da parte di tutti, ricchi
e poveri, colti e ignoranti, immigrati e italiani da generazioni? Chi impedirà
che si instauri un regime di darwinismo sociale estremizzato, nel quale solo i
soggetti economicamente più forti sopravviveranno? E comunque, se proprio
vogliamo restare fedeli al profitto, chi ha mai dimostrato che esso si misuri solo
in termini monetari? Pare, anzi, vero il contrario. Chi invoca numeri e cifre
può consultare la bella pubblicazione della Banca d'Italia (fonte al di sopra di
ogni sospetto!) "I rendimenti dell'istruzione" (2009) che mostra come
puntare su formazione scolastica e cultura sia il miglior investimento che una
nazione possa compiere sul proprio futuro. La cultura "rende"....chi
l'avrebbe mai detto? Elena Ghibaudi
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