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Il cibo conservato
Fin dai tempi più remoti l'andamento stagionale della caccia
e della raccolta ha imposto a buona parte dell'umanità la ricerca di metodi per
la conservazione degli alimenti. Infatti il cibo conquistato con tanta fatica,
e spesso pericolosamente, cambiava aspetto, sapore e odore in pochi giorni, e
diventava immangiabile e pericoloso. Allora come adesso erano all'opera
batteri, lieviti e muffe. La moltitudine dei batteri è veramente onnipresente, e
spesso difficile da debellare perché in ambiente ostile i batteri reagiscono
chiudendosi in spore, assai resistenti e pronte a rigenerare il batterio non
appena l'ambiente ritorni favorevole. L'attacco più visibile – e disgustoso – è
quello che certi batteri attuano verso le sostanze proteiche presenti nelle
carni e nelle uova, un attacco che chiamiamo genericamente 'putrefazione'. I
lieviti sono funghi unicellulari eucarioti, che possono essere responsabili
dello sviluppo di gas (le lattine rigonfie denunciano la loro presenza) o di
colorazioni anomale. Le muffe che crescono sugli alimenti con consistenze e
colori diversissimi sono costituite da varie specie di funghi saprofiti (si
nutrono di organismi morti). Dopo aver passato in rivista l'esercito dei 'nemici'
della conservazione dei cibi, vediamo alcuni dei metodi con cui l'umanità è riuscita
a tenere a bada questa orda famelica di microrganismi. Una procedura di
conservazione antichissima, e in un certo senso spontanea, è l'essiccazione. Il
sole e il vento provvedono ad allontanare l'acqua contenuta negli alimenti e
creano un ambiente inadatto alla sopravvivenza dei batteri. Infatti le cellule
batteriche sono costituite per l’80% di acqua, per cui un grado di umidità piuttosto
elevato è indispensabile per il loro sviluppo, mentre muffe e lieviti
proliferano su alimenti con umidità inferiore.
Gran parte del cibo conservato giunge nelle nostre cucine in
scatola o surgelato, e questo fatto ci porta a considerare la progressiva
scoperta dell'azione del caldo e del freddo sugli alimenti. Nel 1776 il grande
naturalista Lazzaro Spallanzani aveva pubblicato nei suoi Opuscoli di fisica
animale e vegetabile numerose esperienze in cui dimostrava che gli alimenti
riscaldati in vasi chiusi ermeticamente si conservavano bene e a lungo. Le
osservazioni di Spallanzani erano state fatte nel contesto di una polemica
sulla generazione spontanea, e non ebbero alcun seguito fuori dei circoli
accademici. Il primo vero progresso si ebbe nella Francia militarizzata di
Napoleone. Erano stati offerti 12.000 franchi di ricompensa per chi trovasse un
metodo per la conservazione del cibo, in modo che le truppe avessero
rifornimenti 'accettabili' durante le marce. Il premio fu vinto da un
pasticcere di nome Nicolas Appert. Il suo metodo, pubblicato nel 1810,
prevedeva l’impiego di bottiglie di vetro che venivano riempite con i più
svariati alimenti, chiuse ermeticamente, avvolte in una tela ed immerse in
acqua bollente.
La conservazione degli alimenti con il freddo iniziò a metà
dell’Ottocento, con i primi impianti frigoriferi. Bisogna però ricordare il fatto
che il normale congelamento produce all’interno delle cellule animali o
vegetali cristalli di ghiaccio relativamente grandi che rompono le membrane
cellulari, così che al momento dello scongelamento si ha una forte perdita di
liquidi contenenti principi nutritivi e gustativi. Questa difficoltà fu risolta
dall’americano Clarence Birdseye, un naturalista trasformato in imprenditore.
Durante tutti gli anni 1920 Birdseye perfezionò i metodi di surgelazione, che
impiegano temperature molto basse per un congelamento rapido. I cristalli di
ghiaccio intracellulari sono piccoli e il cibo conserva le proprie
caratteristiche originali. Luigi Cerruti
Negli
ultimi decenni dell’Ottocento la classe operaia europea si era
conquistata un livello minimo di benessere, e la domanda di carne salì
vertiginosamente. I
grandi allevamenti si trovavano nell’emisfero Sud, e questo implicava
che il trasporto navale dovesse attraversare la fascia equatoriale.
Nel 1876 fu il battello a vapore Le Frigorique
a compiere in 105 giorni la prima traversata dall’Argentina alla
Francia con un carico di carne congelata a bordo. L’impianto
frigorifero molto avanzato era dovuto all’ingegnere Charles Tellier, uno dei fondatori dell’industria del freddo. Seguendo il destino di molti innovatori Tellier morì in estrema povertà. Un secondo caso di interesse è quello della Dunedin,
un magnifico veliero varato nel 1874, in grado di trasportare 400
emigranti dall'Inghilterra all'Australia. Nel 1881 la Dunedin fu
riattrezzata per il trasporto frigorifero. Una macchina a vapore
azionava un originale impianto frigorifero, che comprimeva l'aria
atmosferica e la insufflava nella stiva. L'espansione rapidissima dell'aria raffreddava la stiva mantenendola sotto zero anche durante il passaggio dell'Equatore. Il
primo viaggio 'freddo' dalla Nuova Zelanda all'Inghilterra avvenne nel
1882 e durò 98 giorni. Il carico di carni fu venduto interamente e la
spedizione diede un profitto pari ad un quinto del valore del veliero!
La Dunedin e il suo equipaggio percorsero l'interminabile rotta di
10.500 chilometri fino al 1890, quando scomparvero nel nulla, forse
durante il terribile passaggio di Capo Horn.L.C.
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