alam L'alambicco
N°4 - Anno II - Aprile 2012


Distillato di notizie su chimica e società
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Da Quetzaltenango a Niamey
La chimica e la cooperazione allo sviluppo 

Il mondo universitario ha una missione ben definita che si fonda su tre pilastri fondamentali: la formazione, la ricerca e il trasferimento di conoscenze e/o di tecnologie con l’obiettivo di preparare una figura di laureato in grado di coprire un ruolo da attore e protagonista delle trasformazioni della società, tanto nel Sud quanto nel Nord del Mondo.” Lo leggiamo con piacere e di questi tempi con rinnovato stupore sul sito dell’Università di Pavia, nella pagina dedicata al Coordinamento Universitario per la Cooperazione allo Sviluppo, di cui anche la nostra Università fa parte. Il nostro Ateneo si è recentemente impegnato nella promozione della cooperazione scientifica e didattica con i Paesi in via di sviluppo, in particolare nei Paesi latinoamericani e nel continente africano, ed ha attivato, con il cofinanziamento della Fondazione CRT, un percorso di mobilità verso questi paesi di giovani laureandi o neolaureati della nostra università allo scopo di realizzare azioni volte alla sostenibilità e alla lotta contro le disuguaglianze. La nostra esperienza in questo ambito, pur se limitata, ci ha coinvolte come persone prima ancora che come docenti universitari ed ha come scenario due paesi molto lontani, tra loro e da noi: il Guatemala in Centro America ed il Niger, in Africa. 

Il rapporto tra l’Università di Torino e il Centro Universitario de Occidente (CUNOC, Quetzaltenango), sede regionale dell’Università pubblica San Carlos de Guatemala, nasce all’interno del gemellaggio tra Torino e Quetzaltenango e verte sulla qualità, la gestione e la protezione delle risorse idriche, coinvolgendo le aziende idriche municipalizzate delle due città (SMAT ed EMAX). Obiettivo del progetto: l’installazione del primo laboratorio pubblico per il controllo dei parametri chimico-biologici delle acque destinate al consumo umano, in Guatemala. Il progetto prevede scambi tra le facoltà scientifiche delle due Università: nel biennio 2010-2011 il Comune di Torino ha finanziato tre missioni di docenti, tecnici e studenti da e verso Quetzaltenango, per lo svolgimento di attività didattiche seminariali, attività sul terreno ed in laboratorio.

Il confronto con i docenti di Quetzaltenango ha fatto emergere interessanti differenze: alla spiccata specializzazione e divisione di competenze (soprattutto tra gli aspetti di rilevanza chimica, geologica e idrogeologica) tipica del versante europeo ha fatto da contraltare l’approccio olistico guatemalteco, dove docenti di diverse aree disciplinari collaborano nell’ambito di un Istituto per l’acqua ove le risorse idriche sono considerate sotto il profilo sanitario, economico, sociologico, antropologico, oltre che scientifico-tecnologico. Questo stimolante confronto, unitamente alle attività seminariali, di laboratorio e di terreno ha portato alla elaborazione di progetto mirato a chiarire l’assetto idrogeologico del bacino di Quetzaltenango, valutare l’entità del flusso idrico sotterraneo, la modalità di alimentazione, i centri di pericolo e la qualità delle acque sotterranee, e definire il tipo e la frequenza del monitoraggio quali/quantitativo. Attualmente, al lavoro mirato ad ampliare le conoscenze idrochimiche sul bacino si affianca il consolidamento della relazione con le ONG torinesi attive su progetti in campo ambientale in quell’area. Sta crescendo anche la rete di relazioni istituzionali e personali, un prerequisito indispensabile per un salto di qualità nella nostra cooperazione. Inoltre, le ricerche sulla qualità dell’acqua del bacino di Quetzaltenango troveranno spazio in pubblicazioni scientifiche.

Il Niger è uno dei paesi più poveri al mondo, in piena esplosione demografica e con una situazione politica problematica ed incerta. Il rapporto con la realtà nigerina e con la Facoltà di Scienze dell’Università Abdou Moumouni di Niamey si è svolto nell’ambito di un progetto promosso nel 2008 dalla Rete Comuni Solidali, con uno scopo ambizioso e entusiasmante: industrializzare, in un paese a totale economia artigianale e agricola, una piccola realtà produttiva di mattonelle per la pavimentazione di strade e cortili, realizzate da una cooperativa di artigiani nigerini utilizzando materie prime povere come sabbia e sacchetti di polietilene abbandonati, che possono essere riciclati.

La diffusione dei rifiuti di sacchetti di polietilene sul territorio del Niger ha riflessi diretti a livello dell’emergenza sanitaria, ambientale e di moria di animali che se ne cibano. Il progetto mirava alla realizzazione di un impianto-laboratorio di modeste dimensioni, pensato per dare lavoro ad una piccola comunità ma in grado di produrre materiale di qualità accettabile dai mercati e costituente un modello esportabile anche in altri in altri paesi in via di sviluppo. Le università di Torino e di Niamey hanno collaborato nell’ideare processi - sostenibili in loco - di produzione di compositi per arredamento a base di materiale plastico di riciclo e fibre vegetali endogene. Fonte di queste ultime, il giacinto d’acqua, pianta infestante a sviluppo rapidissimo ambientatasi nel fiume Niger, per la quale non esistevano progetti di raccolta e riutilizzazione.

Una tesi di laurea svolta a Torino ha consentito di preparare i primi campioni di composito ottenendo una buona adesione tra la fibra vegetale e la matrice, utilizzando come compatibilizzante la calce o i residui di combustione della stessa fibra, un processo attuabile economicamente nella realtà nigerina attuale. I compositi sono poi stati inviati a Niamey per prove di resistenza nel clima locale. I risultati sono stati discussi congiuntamente e presentati a convegni internazionali, un piccolo contributo alla visibilità in ambito scientifico del gruppo di ricerca nigerino che, per scarsità di mezzi, soffre di un certo isolamento dai contesti scientifici internazionali, avvertito con disagio dai docenti.

Grazie al sostegno finanziario della regione Piemonte sono state realizzate due missioni a Niamey nel gennaio 2010 e nel febbraio 2011. Alcune tipologie di sacchetti raccolti in loco sono stati analizzati a Torino e successivamente ci si è attivati per dotare l’Università nigerina di uno spettrofotometro IR, installato durante la seconda missione e utile a tale scopo. Seminari e cicli teorici e pratici di lezioni hanno poi contribuito alla reciproca conoscenza e messa a confronto di mentalità diverse e di differenti concetti di efficienza e di ruoli.

La Rete Comuni Solidali, tra mille difficoltà via via risolte, ha realizzato l’impianto su un terreno messo a disposizione dalla comunità di Niamey dotandolo di presse e di un mescolatore appositamente progettato per minimizzare il consumo di energia. La scarsità di energia elettrica, la difficoltà a reperire piccoli pezzi di ricambio ed utensili e la precarietà della situazione socio-politica del Paese hanno dilatato i tempi di realizzazione del progetto. L’impianto è ora funzionante e a breve sarà possibile cominciare a produrre le prime mattonelle e ad utilizzare tale struttura per la messa a punto della preparazione dei compositi. I rapporti personali e scientifici stabiliti ci incoraggiano a proseguire questa collaborazione, malgrado una situazione politica molto critica.

Alessandra Bianco Prevot, Maria Paola Luda

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