L'alambicco
n°2 - Febbraio 2011
![]() Distillato di notizie su chimica e società |
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Vedere per ‘curare’: il ruolo dell’Imaging Molecolare nella diagnostica clinica Numerose patologie vengono attualmente diagnosticate
attraverso indagini cliniche che evidenziano alterazioni morfologiche del
tessuto in esame. Quando le alterazioni anatomiche sono visibili mediante le
comuni tecniche radiografiche, spesso la malattia è già in uno stadio molto
avanzato di sviluppo e quindi più difficilmente curabile. Tuttavia, i cambiamenti morfologici sono preceduti
da modificazioni a livello genetico, cellulare
e molecolare. La disponibilità di esami diagnostici capaci di identificare
anomalie a tale livello permetterebbe di diagnosticare l’insorgenza di una
certa patologia ad uno stadio di
sviluppo più facilmente curabile. Inoltre, è noto che lesioni morfologicamente
simili possono progredire in modo diverso. Ad esempio, l’esito di un esame
diagnostico in pazienti con lesioni multiple cerebrali sofferenti di
toxoplasmosi o linfoma potrebbe non consentire di distinguere le due patologie.
La necessità di protocolli diagnostici più raffinati, che rendano possibili
interventi terapeutici più efficaci, ha portato allo sviluppo di un nuovo
settore di ricerca noto come ‘Imaging
Molecolare’. Questo ambito di ricerca trae vantaggio dai
grandi progressi che si sono realizzati recentemente nella biologia
molecolare/cellulare e nello sviluppo tecnologico delle tecniche di immagine. L’imaging
molecolare costituisce un paradigma di
ricerca interdisciplinare poichè richiede una perfetta e bilanciata
amalgama tra diversi settori scientifici quali la chimica, la fisica, l’ingegneria, la biologia e la medicina. Il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi
che si prefigge l’imaging molecolare richiede
lo sviluppo di molecole capaci di interagire con le componenti cellulari e sub-cellulari
endogene e di generare un segnale (rilevabile mediante una tecnica di immagine)
che sia sensibile in modo specifico alle
alterazioni provocate dall’insorgenza della malattia. L’imaging molecolare intende dare risposta alla
necessità di osservare e quantificare processi dinamici di notevole importanza
diagnostica, direttamente nell’organismo
vivente e in modo poco invasivo; tali processi includono l’attività
metabolica, la proliferazione cellulare, l’apoptosi, l’occupazione di recettori
cellulari, e l’espressione genica. A tale scopo occorre progettare e realizzare una sonda chimica capace di fornire un responso nell’immagine che sia dipendente dal processo biologico di interesse. Il tipo di sonda determina anche la scelta della modalità di immagine da utilizzare. A questo proposito, le due principali tecniche di imaging molecolare sono: i) la risonanza magnetica per immagini, o tomografia NMR o MRI (Magnetic Resonance Imaging), che utilizza un campo magnetico esterno e fa uso di impulsi di radiofrequenza a bassa energia, del tutto simili a quelli impiegati per le trasmissioni radio, per generare il segnale; ii) le tecniche che utilizzano radiotraccianti capaci di emettere spontaneamente positroni (PET, Positron Emission Tomography) o fotoni (SPECT, Single Photon Emission Computed Tomography). Le due tecniche possono anche essere combinate
in un unico strumento (PET-MRI da poco entrato in commercio) capace
di esaltarne la complementarietà: l’elevatissima
sensibilità della PET (che permette di visualizzare anche una singola
molecola all’interno dell’organismo) si sposa con l’incredibile risoluzione spaziale dell’MRI (che può differenziare
dettagli distanti poche decine di micron, ovvero milionesimi di metro). Infatti l’immagine MRI consente di determinare con accuratezza l’origine del segnale che proviene dalla sonda PET, il quale è generalmente difficile da localizzare, data la scarsa risoluzione spaziale della tecnica e la mancanza di segnale provienente dai tessuti.
L’impatto sociale, sia in termini di lotta
alle patologie più diffuse (cancro, malattie cardiovascolari e
neurodegenerative) e sia in termini economici (riduzione delle spese sanitarie)
dello sviluppo e della traslazione clinica delle procedure di imaging
molecolare è enorme. Oltre alla possibilità di eseguire diagnosi precoci, l’ausilio di tecniche di immagine
diventerà fondamentale anche in molti altri settori della clinica. Un ulteriore esempio è rappresentato dall’utilizzo di sonde fluorescenti nella chirurgia oncologica dove il chirurgo può vedere in tempo reale, e direttamente con i propri occhi, il tessuto lesionato consentendogli in questo modo di asportarlo con accuratezza, evitando di lasciare tracce di tessuto tumorale che potrebbe pregiudicare l’esito a lungo termine dell’intervento.
Indipendentemente dalla tecnica di imaging
prescelta, un protocollo di imaging molecolare prevede la preparazione di una sonda chimica. Essa è solitamente costituita da due parti:
quella responsabile della generazione del segnale che viene rilevato
esternamente (ad es. complessi metallici contenenti Gadolinio o Ferro per l’MRI,
composti contenenti l’isotopo 18 del Fluoro per Siamo testimoni in questi anni dell’inizio di
una grande trasformazione della pratica diagnostica nella quale i concetti
tradizionali di forma e struttura si
intrecciano con la visione molecolare
della funzione biologica esaminata a livello cellulare...e ci piace
sottolineare che la chimica ha ancora una volta un ruolo centrale in questa
trasformazione! Silvio Aime, Enzo Terreno
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