L'alambicco
n°1 - Gennaio 2011
![]() Distillato di notizie su chimica e società |
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Il profumo della Chimica Le
parole parfum e profumo derivano dal latino per fumum (per =
attraverso e fumum = fumo) e si ricollegano all’antica usanza religioso
rituale di bruciare resine e piante aromatiche per propiziare le
divinità. L’uso dei profumi ha antiche tradizioni infatti si trovando citazioni già nella mitologia greca, nella Bibbia e nel Corano. I profumi sono intimamente legati alla nostra cultura sin dai secoli antichi ed hanno larga diffusione nella vita di ogni giorno. Sono sostanze volatili responsabili di caratteristiche olfattive marcate che pervengono alle cellule sensoriali olfattive. La soglia di rivelazione dell’odore di una sostanza aromatica dipende dalle sue caratteristiche chimiche oltre che dalle caratteristiche delle nostre cellule sensoriali. Detersivi, ammorbidenti, shampoo, balsami, lacche, dentrifici, colonie, lozioni dopobarba, cosmetici intesi in senso generale contengono concentrazioni variabili di essenze profumate. Ognuno di noi sa quanto possa essere evocativo un profumo, infatti il ricordo di un avvenimento non solo può restare collegato a un odore ma questo verrà vissuto e ri-vissuto come buono o cattivo secondo le qualità dell’avvenimento stesso. Il primordiale senso dell’odorato trasmette ultrarapidi messaggi alla corteccia cerebrale e condiziona comportamento, aspetti psicologici individuali suscitando emozioni e ricordi, come disse Arthur Schopenhauer: “ L’olfatto è semplicemente il senso fondamentale della memoria”. Le composizioni profumate destinate agli impieghi più diversi si ottengono con opportune miscelazioni da oli essenziali naturali, corpi odorosi di estrazione vegetale, molecole un tempo ricavate da animali e riprodotte oggi per sintesi chimica e da strutture completamente artificiali. Il gruppo più importante dei
corpi odorosi di provenienza vegetale è
rappresentato dagli oli essenziali e gommoresine. Gli oli essenziali
sono miscele complesse di sostanze volatili e odorose, liquide o
solide, prodotte da molte piante e raccolte all’interno delle cellule
vegetali. Migliaia di costituenti chimici sono stati isolati a partire
da oli essenziali estratti da piante. La maggior parte tra queste sono
idrocarburi monoterpenici aciclici o ciclici, aldeidi e alcoli
monoterpenici, chetoni ed epossidi monoterpanici e, in minor misura,
idrocarburi, alcoli, chetoni ed epossidi sesquiterpenici nonché
derivati del fenilpropano. Gli oli essenziali vengono estratti dalle
piante che li contengono (fiori, frutti, cortecce, radici, semi ecc..)
principalmente mediante la tecnica della distillazione. Altre molecole odorose utilizzate per la formulazione dei profumi sono di provenienza animale sono invece l’ambra, il castoreo, il mosco e lo zibetto. L’ambra grigia è il prodotto
di secrezione di grandi cetacei oceanici e
sembra essere una formazione calcolosa prodotta nello stomaco e poi
espulsa. La componente odorosa è l’ambreina un alcol triterpenico
macrociclico. Il castoreo, contenente sostanze fenoliche e terpeniche, deriva dalle ghiandole odorose ventrali del castoro dal quale viene usato per impermeabilizzare il pelo. Il muschio, un chetone
macrociclico, è una sostanza profumatissima
ottenuta dalla ghiandola ombelicale del cerbiatto tibetano conosciuo
come mosco. Lo zibetto, anch’esso un chetone macrociclico, è un gatto selvatico, di origine etiopica, che produce dalla ghiandola perianale un secreto detto civetto. Questi prodotti, utilizzati
sin dall’antichità e di natura animale,
vengono oggi riprodotti per sintesi chimica. Mediante via sintetica è
possibile ottenere migliaia di composti odorosi diversi che sono in
grado di rimpiazzare quelli di origine naturale qualora questi siano
diventati irreperibili e completare la disponibilità di quelli del
regno animale e vegetale. I prodotti odorosi di origine animale vengono utilizzati nell’industria dei profumi come fissatori delle essenze vegetali che sono più fragranti e più volatili ed hanno quindi una breve tenuta dopo l’applicazione del profumo.
Henning nel 1924 ha proposto
la rappresentazione degli odori mediante
un prisma olfattivo basandosi su sei note dominanti che costituisce il
modello di “spazio olfattivo” tuttora ampiamente più
citato: Il profumo è una miscela
alcolica di sostanze odorose. E’ curioso sapere che per la composizione di un profumo vengono mescolati insieme da 30 ad 80 elementi profumati, scelti fra le circa 200 essenze naturali ed i quasi 2000 elementi sintetici esistenti. La composizione di un profumo può essere paragonata alla composizione di una sinfonia. Gli esperti in profumeria non parlano solo di note e toni di odori, ma anche di accordi, armonie, dissonanze, e spesso chiamano le loro composizioni con termini musicali, come ad esempio Melodia, Canzone, Andante, Romanza, Adagio e perfino Rapsodia e Sinfonia. Oggi Grasse resta la città simbolo della profumeria tradizionale e la patria di numerosi “nasi”, maestri profumieri che utilizzano il loro talento naturale affinato con anni di studio per identificare, con una rapida annusata, fino a 6000 odori. Un profumo può essere costituito da diverse quantità di materie base e creare note profumate differenti. Le nuances del profumo possono essere per esempio fiorite/femminili, mascoline, orientali, fruttate, velate, agrumate o classiche/eleganti. La nota di testa (o nota
capitale) si percepisce subito dopo
l´applicazione del profumo sulla pelle. Siccome questa nota è molto
importante per l´acquisto, la nota di testa è più intensa delle altre e
viene impressa per mezzo di sostanze profumate volatili. Per questo
motivo è necessario testare il profumo sulla pelle per qualche ora per
poter percepire anche la nota emozionale. La nota di cuore si può percepire nelle ore che seguono la scomparsa della nota capitale; per essa si scelgono componenti mediamente tenaci. La nota di fondo è l´ultima parte del processo profumiero e contiene elementi persistenti. I profumi possono essere conservati per lungo tempo in una stanza buia e fresca in modo che il profumo non venga alterato dalla luce, dall´umidità o dal calore. Se il profumo viene conservato troppo a lungo o in una sistemazione non adatta, può alterarsi in modo non piacevole. La proporzione tra queste tre parti non è fissa ma in linea generale si può dire che la testa è circa il 30 %, il cuore il 40 % e la coda il 30 %.
Nel XX secolo i profumi, non soltanto per uso proprio ma anche per
applicazione in prodotti di bellezza hanno assunto sempre più
importanza e costituiscono una quota molto importante del mercato
cosmetico. Roberta Cavalli |
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