alam       L'alambicco n°1 - Gennaio 2011       alam
Distillato di notizie su chimica e società 

Per il giorno della memoria.
Le leggi razziali, la Resistenza e i chimici italiani

Il 27 gennaio 1945 le avanguardie dell'Armata Rossa giunsero ad Auschwitz, scoprendo che l'orrore dei campi di sterminio era ancora peggiore di quanto il mondo civile temesse. Tra i salvati vi era Primo Levi, allora venticinquenne, tra i perduti per sempre vi erano Leone Maurizio Padoa, ordinario di Chimica generale ed inorganica a Modena e Ciro Ravenna, ordinario di Chimica agraria Università di Pisa. Il percorso che aveva condotto Levi, Padoa e Ravenna ad Auschwitz era iniziato molti anni prima, anzi prima ancora della nascita di Levi. Primo Levi nacque il 31 luglio di quell'anno, i Fasci di combattimento erano stati fondati a Milano il 23 marzo 1919. Da questo atto di fondazione all'emanazione delle leggi razziali passarono due decenni che avevano visto la presa del potere da parte di Mussolini – con la complicità di Vittorio Emanuele III –, la cancellazione di ogni libertà in Italia, l'entrata in guerra prima contro l'Etiopia e poi contro la Spagna repubblicana. I chimici italiani, come comunità nel suo complesso e in moltissimi casi come singoli esponenti, appoggiarono ogni iniziativa di Mussolini.

In realtà è possibile dimostrare, carte alla mano, chimici italiani si spostarono da posizioni liberali a posizioni di estrema destra fra il dicembre 1920 e l’aprile 1921, quindi ben prima della marcia su Roma. Fra i nuovi dirigenti spiccavano le figure di G. Bruni, L. Cambi e N. Parravano, scienziati di valore che ebbero compiti importanti all’interno del regime. Nel corso degli anni si stabilì una relazione intima fra la comunità dei chimici e il Partito Nazionale Fascista, con scambi di favori e di appoggi. Il culmine del reciproco corteggiamento si ebbe nel 1938, in occasione del X Congresso dell'organizzazione internazionale dei chimici, la Iupac, tenuto a Roma fra il 15 e il 21 maggio con migliaia di congressisti venuti da tutto il mondo. Parravano, il chimico più noto e importante di quei tempi, inaugurò il Congresso in camicia nera e orbace, accanto al re-imperatore. Presidente della Iupac era Marston T. Bogert, famoso chimico organico della Columbia University pronunciò nel suo indirizzo al banchetto conclusivo un giudizio molto significativo: “Questo Paeseè veramente fortunato di possedere un Governo che riconosce nettamente le infinite possibilità della scienza" Questo era il clima che si viveva nella comunità dei chimici italiani alla vigilia delle leggi razziali. La campagna antisemita si scatenò nel luglio successivo, due mesi dopo il Congresso.

Il Manifesto degli scienziati razzisti fu pubblicato una prima volta in forma anonima sul Giornale d'Italia il 15 luglio 1938 con il titolo "Il Fascismo e i problemi della razza", e poi ripubblicato sul numero uno della rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938. L'estensore principale del Manifesto era stato lo stesso Mussolini, e quindi non stupisce che con estrema tempestività seguì il Regio decreto legge del 5 settembre 1938 che fissava «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista». Le leggi razziali, avallate ancora una volta da Vittorio Emanuele III, furono emanate e applicate nel silenzio tombale della Chiesa cattolica, e giustificarono direttamente l'antisemitismo criminale di Hitler. Nella notte tra il 9 e 10 novembre in Germania, Austria e Cecoslovacchia fu scatenato il Novemberpogrom durante il quale furono uccise circa 400 persone (ufficialmente 91), rase al suolo dal fuoco 267 sinagoghe e devastati 7500 negozi, proprietà di cittadini bollati come 'ebrei'.

Nell'autunno del 1938 vennero classificati "di razza ebraica" e assoggettati alla legislazione antiebraica più di 50.000 cittadini italiani. Il Decreto del Re affermava che chiunque fosse riconosciuto quale appartenente alla "razza ebraica" doveva essere allontanato da tutte "le Amministrazioni civili e militari dello Stato". Nel settore della scuola agì con grande celerità Giuseppe Bottai, il ministro fascista a cui alcuni vorrebbero intitolare piazze e strade del nostro paese. Nel giro di poche settimane, furono allontanati dagli atenei e dalle scuole pubbliche del regno 96 professori universitari, 133 assistenti universitari, 279 presidi e professori di scuola media, oltre un centinaio di maestri elementari, oltre 200 liberi docenti, centinaia di studenti universitari, un migliaio di allievi delle scuole secondarie e 4400 delle elementari. Perdono il lavoro e con questo la loro collocazione nella società italiana 400 dipendenti pubblici, 500 dipendenti privati, 150 militari. Poco più tardi, con un'altra legge, 2500 professionisti vedranno drasticamente limitato l'esercizio della professione.

La ricerca storiografica ha dimostrato che gli italiani di religione od origine ebraica si erano comportati nei confronti del fascismo come tutti gli altri cittadini, chi aderendo pienamente, chi accettando passivamente il regime liberticida, chi contrastandolo nelle file dell’antifascismo. Carlo Foà, insigne fisiologo, era il responsabile milanese dell’inquadramento politico dei docenti universitari e fu colpito dalle leggi razziali come tutti gli altri ebrei.

Una vicenda molto particolare riguarda Mario Giacomo Levi. allievo di Raffaello Nasini, il fondatore della chimica fisica italiana. Durante la prima guerra mondiale M.G. Levi aveva fatto parte del Comitato di mobilitazione industriale e dei Comitati tecnici sugli esplosivi e gli aggressivi chimici. Nel 1938 era ordinario di Chimica industriale al Politecnico di Milano, impegnato nel campo dei combustibili di cui era il massimo tecnico italiano. Il tentativo del Ministero delle Corporazioni di mantenere Levi nelle sue funzioni di Direttore della Sezione combustibili del Politecnico di Milano fallì, ma Levi collaborò in modo 'coperto' con la Stazione, e quindi con il regime, fino all'otto settembre, data dopo la quale si rifugiò in Svizzera.

La cattedra di Chimica industriale da cui Levi era stato rimosso era la più importante del Paese, e si scatenò subito la corsa per la successione. Il candidato d'eccellenza era Felice De Carli, un chimico che aveva fatto una brillante carriera universitaria basandosi principalmente su 'meriti' politici, così evidenti che nel 1934 il partito (unico) fascista lo aveva candidato come deputato per la XXIX legislatura. Nel 1936 De Carli aveva partecipato alla manovra politico-accademica che aveva estromesso Leone Maurizio Padoa dall'Università di Bologna, ed era andato a ricoprire l'importante cattedra bolognese di Chimica industriale. A Milano i servizi di Levi per la Nazione furono difesi con forza dal Direttore del Politecnico, Gaudenzio Fantoli, e questa stessa difesa deve aver aperto la strada a Natta. Giulio Natta, allora al Politecnico di Torino, era già il migliore chimico industriale italiano, il cui prestigio era riconosciuto all’interno dell’Università e delle istituzioni di ricerca, così che il passaggio da Torino a Milano fu in un certo senso una mossa accademica obbligata.

La legge sul Giorno della Memoria recita: "La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati". Gli italiani che subirono "la deportazione, la prigionia, la morte" non furono soltanto quelli colpiti dalle leggi razziali. I primi nomi di chimici che ci vengono in mente sono quelli di Michele Giua e Gianfranco Mattei. Giua insegnava al Politecnico di Torino quando fu arrestato e condannato per aver collaborato ad un giornale antifascista. Giua scontò sette anni di carcere, liberato nel 1943 entrò in clandestinità e dopo la Liberazione divenne ordinario di Chimica organica industriale a Torino. La sorte di Gianfranco Mattei fu tragica. Mattei era stato un brillante assistente di Natta al Politecnico di Milano. A Roma dopo l'otto settembre mise la sua competenza professionale al servizio dei GAP (Gruppi d'Azione Partigiana). In seguito alla delazione di una spia fascista fu arrestato dalle SS e portato in via Tasso per essere 'interrogato'; qui, per non cedere alle torture e tradire i suoi compagni, si impiccò in una notte agli inizi di febbraio 1944.

Eugenio Montale nel 1939 aveva scritto cinque parole terribili: “Distilla veleno / una fede feroce”. Il Giorno della Memoria deve essere anche il giorno dell'ascolto della voce degli 'altri', della comprensione delle loro ragioni, dell'educazione dei cittadini alla tolleranza, per evitare altri lutti e altre 'memorie' dolorose. 


I docenti universitari di chimica colpiti dalle leggi razziali

Ada Bolaffi, libero docente di chimica biologica a Milano

Clara Di Capua Bergamini, libero docente di chimica generale a Firenze

Cesare Finzi, ordinario di Chimica farmaceutica a Perugia

Jolles Enrico, libero docente di chimica organica

Giorgio Renato Levi, ordinario di Chimica generale ed inorganica a Pavia

Mario Giacomo Levi, ordinario di Chimica industriale al Politecnico di Milano

Tullio Guido Levi, libero docente di chimica organica al Politecnico di Milano

Mario Levi Malvano, libero docente di chimica generale a Roma

Leone Maurizio Padoa, ordinario di Chimica generale ed inorganica a Modena

Ciro Ravenna, ordinario di Chimica agraria Università di Pisa

Nerina Vita, libero docente di chimica generale a Bologna

Emilio Viterbi, libero docente di chimica generale a Padovai


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