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Mille modi per farsi belli
Iniziamo il
racconto dall'epoca di Dante. Allora i manuali di bellezza suggerivano alle
donne di avere un viso candido e liscio (con biacca, limone, aceto e chiara
d’uovo), i capelli biondi (con tinture e lozioni a base di vegetali e
minerali), le labbra rosse (ad es. con zafferano) e denti bianchi (con la
salvia). Un modello di bellezza nordico, che in un certo senso si era imposto manu
militari quando i popoli del nord Nel Rinascimento italiano l'arte di
truccarsi si propagò a dismisura e divenne una pratica comune a tutti, donne e
uomini. Le dame veneziane si sottoponevano ad una serie di operazioni che
donavano ai loro capelli un bel colore cangiante, noto come biondo veneziano.
Un cugino di Tiziano, Cesare Vecellio, descrisse come ottenere una bella tinta
chiara dei capelli: si mescolavano 2 libbre di allume, 6 once di zolfo nero e 4
once di miele distillato con acqua; dopo aver sciacquato i capelli con questa
preparazione era necessario sedersi al sole per sfruttare l'azione sbiancante
della luce.
Se la ricerca della bellezza ha finalità varie, non ultima
quella dell'attrazione sessuale, anche l'avere un buon odore fa parte dello
stesso ordine di pratiche: essere ben accetti socialmente. Uno dei profumi più
noti risale all'inizio del Settecento, quando fu messa a punto la formulazione
di una Aqua mirabilis da parte di un italiano, Giovanni Feminis, che aveva un
negozio di 'franceserie' a Colonia. Inizialmente commerciata come rimedio
farmaceutico contro tutti i mali divenne veramente popolare come Acqua di Colonia,
il profumo commercializzato ancora oggi. Si tratta di una soluzione di oli
essenziali in alcool diluito. Le essenze sono molto numerose da 25 a 30, anche
se primeggia il bergamotto. Probabilmente l'epoca più interessante nella storia
moderna della cosmetica è l'Ottocento inglese. Dopo la sconfitta di Napoleone
il 'bel mondo' del re Giorgio IV non ebbe più remore, lusso e stravaganze furono
i segni del suo regno. Le dame si adeguarono di buon grado con vestiti molto
aperti su una ridotta biancheria intima e con un uso appassionato di cosmetici –
qualcuna si dipingeva anche i capezzoli. La passione per i cosmetici si attenuò
sotto il breve regno di Guglielmo IV, per poi essere ritenuta riprovevole e
riservata alle prostitute quando Vittoria prese in mano le redini del Regno (e
poi dell'Impero). Il tentativo di imporre alle donne un volto 'acqua e sapone' ebbe
almeno il vantaggio di orientare la cosmetica verso l'uso di prodotti meno
tossici e più in grado di donare un'apparenza 'naturale' al volto femminile. Quasi
per compensazione gli uomini si acconciavano i peli del volto nei modi più
svariati.
Il secolo d'oro della cosmetica è stato il Novecento con lo sviluppo impetuoso di nuovi prodotti e di una imponente industria, in grado di imporre essa stessa le nuove mode. Però vi sono ancora mode indipendenti dal potere economico. I tatuaggi, riservati fino a pochi anni fa a marinai, militari e delinquenti, si possono ora fare in negozietti che si trovano ad ogni angolo. Il segno di una vita avventurosa si è trasformato in un sex-appeal sempre più banale. Tempi duri per gli esibizionisti, dato che rimane ben poco che possa ancora stupire. L. C.
Coco, il duca e la soubrette. Perché ci piace la tintarella Nella
storia delle civiltà d'Occidente fin quasi ai nostri giorni la pelle bianca o
bianchissima indicava un alto lignaggio, o almeno una buona condizione sociale.
Secondo gli storici del costume il mutamento di gusto risale alla Francia fra
le due guerre, quando due donne cambiarono il comportamento di intere
generazioni.
Ma non possiamo lasciare il ricordo di Coco e Josephine come solo come 'donne alla moda'. Chanel fondò un'importante casa di moda, da cui lanciò il profumo più famoso al mondo: lo Chanel n. 5. Josephine durante la guerra partecipò attivamente alla Resistenza, meritandosi la Croix de guerre e la nomina a Cavaliere della Legion d'onore da parte di de Gaulle.
Etica e cosmetica Di solito sono gli animalisti che
collegano la cosmetica – come industria – all'etica, per cercare di impedire
esperimenti atroci sugli animali. Ma ci si può riferire agli esseri umani e
chiedersi se la cosmetica – come pratica sociale – ponga o meno dei problemi
etici. Nel 1770 il Parlamento inglese approvò una legge che minacciava gravi
punizioni e annullamento del matrimonio per tutte le donne che avessero
irretito il futuro sposo con un qualche artificio, cosmetico o di
abbigliamento. L'estensione dell'inganno previsto dai rappresentanti (maschi)
del popolo inglese era indubbiamente eccessiva, ma il problema esisteva ed
esiste. Nella situazione attuale ci si può chiedere se le modifiche chirurgiche
del corpo possano costituire un inganno. Chi scrive pensa di no, tuttavia il
fatto che labbra e zigomi, seni e natiche si modellino a piacere, pone
immediatamente la questione del 'modello'. Abbiamo visto il volto di attrici,
attricette e amanti varie assumere connotati comuni a tutte queste 'bellezze'.
È indubbiamente in corso una sorta di omologazione corporale, di aspirazione
collettiva ad un corpo-volto modello, che molti soldi e qualche chirurgia
rendono accessibile. Questa perdita di identità è certamente una questione etica.
Se poi vogliamo trovare un vero inganno, possiamo riferirci alla ricostruzione
chirurgica dell'imene, con la conseguente riconquista della verginità. È un
intervento semplice, di natura ambulatoriale e non carissimo. Il rifarsi la
verginità a basso costo è proprio una metafora del potere nella nostra società
della comunicazione. |
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