Questa idea sembra un po' banale, ma
in realtà ha molti lati positivi: infatti una casa ricca di piante non
solo è più bella e accogliente (le piante sono considerate veri e
propri elementi da arredamento), ma è anche più sana e rilassante. I
nostri appartamenti contengono un gran numero di
oggetti
grandi e piccoli, tutti molto utili (mobili, televisore, fornelli a
gas, computer, tendaggi, tappeti...) o assolutamente necessari (infissi
delle finestre, porte interne, intonaci delle pareti ecc). Ma tutte
queste cose, se da un lato rendono gradevole il nostro habitat,
dall'altro causano un notevole inquinamento dell'aria di casa. A tutto
ciò aggiungiamo il fumo di sigaretta, i solventi, i detergenti.... bèh,
non ce la caviamo molto bene. Secondo un rapporto del World Health Organisation
del 2002 gli inquinanti domestici provocano, ogni anno, il decesso di
1,6 milioni di persone nel mondo. L'aria di casa è 12 volte più
inquinata di quella esterna.
Il
problema dell'inquinamento di piccoli ambienti non è recente e non è
solo domestico: in una missione del 1973 la NASA individuò all'interno
della navicella spaziale Skylab III
ben 107 sostanze chimiche organiche volatili (VOC). In seguito a questa
scoperta alla NASA vennero condotti molti studi atti a testare la
qualità dell'aria in ambienti chiusi quali capsule spaziali o stazioni
spaziali. Uno dei ricercatori impegnati in questa ricerca, Bill Wolverton, autore del libro How to Grow Fresh Air,
ha constatato che numerose piante da appartamento sono veramente
efficaci per assorbire i VOC liberati dai materiali sintetici. I test
sono stati effettuati in vasche di plexiglass di medie dimensioni
(circa 60 x 60 x 100 cm), sigillate, in cui sono state utilizzate
soprattutto piantine di Chlorophytum comosum
(la comunissima Pianta Ragno). In 24 ore si è notata, ad esempio, una
drastica riduzione del monossido di carbonio (CO): da livelli altamente
tossici a livelli non tossici: oltre il 96% del CO è stato assorbito
dalle foglie. Wolverton afferma che le foglie delle piante assorbono
gli inquinanti mediante un processo detto di "scomposizione metabolica",
e consiglia di utilizzare due o tre piante ogni 10 mq per diminuire
l'inquinamento dell'aria in ambienti chiusi, aggiungendo che anche le
radici e il terriccio svolgono una azione altrettanto utile. Il testo
del rapporto NASA che conferma l'efficacia delle piante da appartamento
di assorbire i VOC è riportato direttamente dal sito web della NASA
stessa.
Ad analoghi risultati sono giunti, a metà degli anni '90, anche alcuni scienziati tedeschi che, utilizzando il Chlorophytum, hanno tracciato con il 14C
in un ambiente chiuso della formaldeide assorbita dalla pianta stessa,
ritrovandola poi metabolizzata nelle sue foglie. Qui di seguito viene
riportato un breve elenco di piante che possiamo utilizzare nelle
nostre abitazioni per avere un ambiente più salubre: 
- Chlorophytum comosum
(pianta ragno): ha una grande capacità di assorbire indifferentemente
gli inquinanti ambientali negli ambienti chiusi. Anturio: purifica
l'aria soprattutto dall'ammoniaca, ma assorbe anche xilene e toluene
Ficus: depura l'aria dal fumo, dalla trielina che si trova negli
inchiostri, negli adesivi, negli smalti e nei coloranti.
- Felce di Boston: rimuove la formaldeide emessa dai sacchetti di plastica, dai fornelli a gas, dagli abiti di tintoria, da stoffe e tendaggi.
- Dracena: ci difende dal CO e dal fumo di sigaretta.
- Orchidea: rimuove dall'aria lo xilene emanato dai pannelli di truciolato, dalle vernici e dalle fotocopiatrici.
- Edera variegata:
assorbe il benzene delle tappezzerie, degli adesivi e dei sigillanti ed
è particolarmente efficace contro la formaldeide. Messa accanto ad un
computer ne può assorbire fino a 12 microgrammi all'ora.
- Spathiphyllum: si comporta come l'edera, in più rimuove dall'aria gli alcoli, l'acetone e il tricloroetilene.
- Sansevieria:
la sua particolarità consiste, nell'assorbire di notte l'anidride
carbonica e produrre ossigeno, contrariamente a quanto fanno le altre
piante.
- Tillandsia:
un'attenzione particolare va a questa pianta un po' ‘strana’.
Appartiene alla famiglia delle Bromeliacee, ed è originaria del Centro
America. Non ha radici sotterranee, ma vive sulle rocce o sulle cime
degli alberi, oppure, cosa veramente unica, è possibile trovarla sui
pali e sui fili elettrici o sulle antenne televisive.
In un articolo pubblicato il 17 Novembre
2010 sul quotidiano "La Nazione" di Firenze si legge che questa pianta
è stata testata per 6 mesi sulla circonvallazione di Firenze per
iniziativa delprofessor Luigi Brighigna,
chimico e docente (ora in pensione) di Botanica dell'Ateneo fiorentino:
il professore ha confermato che le piantine catturano, insieme
all'umidità, anche il pulviscolo atmosferico che contiene
agenti inquinanti, in particolare gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici). Le piantine 'inquinate' s
ono
state portate al Dipartimento di Chimica Ciamician di Bologna,
attrezzato per studiarle. Secondo i risultati del test, resi noti
dall'Università di Bologna e oggetto di una pubblicazione del
professore e dei suoi collaboratori, "la
Tillandsia può essere usata per monitorare l'inquinamento, ma anche, in
dosi massicce, per assorbire le polveri cariche di benzopireni,
altamente cancerogeni, provenienti dalla combustione incompleta della
benzina e del gasolio. La mancanza di radici ha permesso, inoltre, di
analizzare le sostanze depositate escludendo le interferenze del terreno".
La Tillandsia non solo cattura gli inquinanti, afferma Brighigna, ma è
in grado di assorbirli ed eliminarli metabolizzandoli, ovvero
'mangiandone' una discreta quantità: 0,2 milligrammi per chilogrammo di
pianta.
Ci lamentiamo, a ragione, del livello di
inquinamento a cui l'ambiente è arrivato, ma se quanto sopra riportato
corrisponde a verità (e non c'è ragione di dubitarne) possiamo dare il
nostro piccolo contributo al risanamento circondandoci di piante e
fiori. Il risultato non può che essere positivo.