alam L'alambicco
N°3 - Anno II - Marzo 2012


Distillato di notizie su chimica e società
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Casa, dolce casa:

vogliamoci bene. Regaliamoci una pianta...

Questa idea sembra un po' banale, ma in realtà ha molti lati positivi: infatti una casa ricca di piante non solo è più bella e accogliente (le piante sono considerate veri e propri elementi da arredamento), ma è anche più sana e rilassante. I nostri appartamenti contengono un gran numero di oggetti grandi e piccoli, tutti molto utili (mobili, televisore, fornelli a gas, computer, tendaggi, tappeti...) o assolutamente necessari (infissi delle finestre, porte interne, intonaci delle pareti ecc). Ma tutte queste cose, se da un lato rendono gradevole il nostro habitat, dall'altro causano un notevole inquinamento dell'aria di casa. A tutto ciò aggiungiamo il fumo di sigaretta, i solventi, i detergenti.... bèh, non ce la caviamo molto bene. Secondo un rapporto del World Health Organisation del 2002 gli inquinanti domestici provocano, ogni anno, il decesso di 1,6 milioni di persone nel mondo. L'aria di casa è 12 volte più inquinata di quella esterna.

Il problema dell'inquinamento di piccoli ambienti non è recente e non è solo domestico: in una missione del 1973 la NASA individuò all'interno della navicella spaziale Skylab III ben 107 sostanze chimiche organiche volatili (VOC). In seguito a questa scoperta alla NASA vennero condotti molti studi atti a testare la qualità dell'aria in ambienti chiusi quali capsule spaziali o stazioni spaziali. Uno dei ricercatori impegnati in questa ricerca, Bill Wolverton, autore del libro How to Grow Fresh Air, ha constatato che numerose piante da appartamento sono veramente efficaci per assorbire i VOC liberati dai materiali sintetici. I test sono stati effettuati in vasche di plexiglass di medie dimensioni (circa 60 x 60 x 100 cm), sigillate, in cui sono state utilizzate soprattutto piantine di Chlorophytum comosum (la comunissima Pianta Ragno). In 24 ore si è notata, ad esempio, una drastica riduzione del monossido di carbonio (CO): da livelli altamente tossici a livelli non tossici: oltre il 96% del CO è stato assorbito dalle foglie. Wolverton afferma che le foglie delle piante assorbono gli inquinanti mediante un processo detto di "scomposizione metabolica", e consiglia di utilizzare due o tre piante ogni 10 mq per diminuire l'inquinamento dell'aria in ambienti chiusi, aggiungendo che anche le radici e il terriccio svolgono una azione altrettanto utile. Il testo del rapporto NASA che conferma l'efficacia delle piante da appartamento di assorbire i VOC è riportato direttamente dal sito web della NASA stessa.

Ad analoghi risultati sono giunti, a metà degli anni '90, anche alcuni scienziati tedeschi che, utilizzando il Chlorophytum, hanno tracciato con il 14C in un ambiente chiuso della formaldeide assorbita dalla pianta stessa, ritrovandola poi metabolizzata nelle sue foglie. Qui di seguito viene riportato un breve elenco di piante che possiamo utilizzare nelle nostre abitazioni per avere un ambiente più salubre:

  • Chlorophytum comosum (pianta ragno): ha una grande capacità di assorbire indifferentemente gli inquinanti ambientali negli ambienti chiusi. Anturio: purifica l'aria soprattutto dall'ammoniaca, ma assorbe anche xilene e toluene Ficus: depura l'aria dal fumo, dalla trielina che si trova negli inchiostri, negli adesivi, negli smalti e nei coloranti.
  • Felce di Boston: rimuove la formaldeide emessa dai sacchetti di plastica, dai fornelli a gas, dagli abiti di tintoria, da stoffe e tendaggi.
  • Dracena: ci difende dal CO e dal fumo di sigaretta.
  • Orchidea: rimuove dall'aria lo xilene emanato dai pannelli di truciolato, dalle vernici e dalle fotocopiatrici.
  • Edera variegata: assorbe il benzene delle tappezzerie, degli adesivi e dei sigillanti ed è particolarmente efficace contro la formaldeide. Messa accanto ad un computer ne può assorbire fino a 12 microgrammi all'ora.
  • Spathiphyllum: si comporta come l'edera, in più rimuove dall'aria gli alcoli, l'acetone e il tricloroetilene.
  • Sansevieria: la sua particolarità consiste, nell'assorbire di notte l'anidride carbonica e produrre ossigeno, contrariamente a quanto fanno le altre piante.
  • Tillandsia: un'attenzione particolare va a questa pianta un po' ‘strana’. Appartiene alla famiglia delle Bromeliacee, ed è originaria del Centro America. Non ha radici sotterranee, ma vive sulle rocce o sulle cime degli alberi, oppure, cosa veramente unica, è possibile trovarla sui pali e sui fili elettrici o sulle antenne televisive.

In un articolo pubblicato il 17 Novembre 2010 sul quotidiano "La Nazione" di Firenze si legge che questa pianta è stata testata per 6 mesi sulla circonvallazione di Firenze per iniziativa delprofessor Luigi Brighigna, chimico e docente (ora in pensione) di Botanica dell'Ateneo fiorentino: il professore ha confermato che le piantine catturano, insieme all'umidità, anche il pulviscolo atmosferico che contiene agenti inquinanti, in particolare gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici). Le piantine 'inquinate' sono state portate al Dipartimento di Chimica Ciamician di Bologna, attrezzato per studiarle. Secondo i risultati del test, resi noti dall'Università di Bologna e oggetto di una pubblicazione del professore e dei suoi collaboratori, "la Tillandsia può essere usata per monitorare l'inquinamento, ma anche, in dosi massicce, per assorbire le polveri cariche di benzopireni, altamente cancerogeni, provenienti dalla combustione incompleta della benzina e del gasolio. La mancanza di radici ha permesso, inoltre, di analizzare le sostanze depositate escludendo le interferenze del terreno". La Tillandsia non solo cattura gli inquinanti, afferma Brighigna, ma è in grado di assorbirli ed eliminarli metabolizzandoli, ovvero 'mangiandone' una discreta quantità: 0,2 milligrammi per chilogrammo di pianta.

Ci lamentiamo, a ragione, del livello di inquinamento a cui l'ambiente è arrivato, ma se quanto sopra riportato corrisponde a verità (e non c'è ragione di dubitarne) possiamo dare il nostro piccolo contributo al risanamento circondandoci di piante e fiori. Il risultato non può che essere positivo. 

Carla Motta

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