alam L'alambicco
N°3 - Anno II - Marzo 2012


Distillato di notizie su chimica e società
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La parte materiale della scienza: gli strumenti.
La nobile storia del termometro (anche di quello di casa)
 

In pochi minuti ciascuno di noi quando non si sente bene utilizzando un termometro, può sapere se ha la febbre . Ma quante intuizioni e quanto lavoro degli scienziati dei secoli scorsi stanno a monte di questo strumento semplice e geniale?

Storicamente si riconosce a Galileo Galilei (1564-1642) l’invenzione del termometro, anche se sappiamo che già alcuni secoli prima di Cristo, i greci Galeno ed Erone avevano messo a punto sistemi per evidenziare le differenze di temperatura dell’atmosfera sfruttando l’espansione dell’aria legata all’aumento della temperatura. Galileo in realtà mise a punto un termoscopio ad aria, in grado di misurare delle variazioni di temperatura e non di quantificare il dato assoluto. Lo strumento era formato da un bulbo di vetro che proseguiva con un lungo tubo aperto alla sua estremità. Il bulbo veniva scaldato e l’estremità del tubo veniva inserita in un recipiente pieno d’acqua. Lasciando raffreddare il bulbo un po’ di acqua risaliva nel tubo. Le successive variazioni di temperatura dell’ambiente modificavano la quantità di aria nel bulbo e di conseguenza il livello d’acqua nel tubo.

Un allievo di Galileo, costruttore di strumenti alla corte dei Medici, Giovanfrancesco Sagredo (1571-1620), divise la scala del termometro in 360 parti, come in un angolo giro, e per questo si cominciarono a chiamare gradi le parti della scala del termometro. e’ intorno al 1654 che nasce uno strumento più affidabile: è il “termometro fiorentino a 50 gradi” ideato da Ferdinando II Granduca di Toscana (1610-1670) e costruito dal suo esperto artigiano Mariani. Lo strumento è chiuso ermeticamente, usa un liquido, l’alcol, e il cannello è diviso in tante parti uguali applicando delle palline di vetro saldate all’esterno. Per dare una maggiore precisione nella misurazione il cannello di vetro diventa molto lungo e quindi viene avvolto a spirale. La scala è arbitraria ma, nonostante i limiti del tempo, il Mariani costruisce una serie di questi termometri così simili tra loro che le misure possono essere comparabili.

Uno di questi termometri arrivò intorno al 1660 nelle mani di Robert Hooke (1635-1703), “curatore degli esperimenti” della Royal Society di Londra, che mise a punto una scala basata sulla taratura partendo dal punto di congelamento dell’acqua. Nel 1714 fu introdotto l’uso del mercurio perché più affidabile nella accuratezza della misura. Solo nel 1742, grazie al contributo di Anders Celsius (1701-1744), si fissarono il punto di congelamento e quello di ebollizione dell’acqua come i due parametri per la taratura dei termometri e la divisione in 100 parti dello spazio compreso tra i due limiti.

L’intuizione di utilizzare in campo medico il termometro va attribuita a Santorio Santorio (1561- 1636) professore di medicina all’Università di Padova e amico di Galileo. Egli fu un pioniere nell’applicazione di metodi fisici in medicina. Prima di allora, dall’antichità fino a tutto il medioevo, la febbre era considerata una malattia in sé e la misurazione avveniva con metodi empirici e talvolta curiosi, quali l’osservazione che in presenza di un innalzamento della temperatura corporea i pidocchi si allontanavano dall’ospite. Altra classica valutazione era la misura della frequenza del polso. Il termometro entrò nella pratica clinica solo nel XIX secolo. Nel 1868 Karl Wunderlich (1815- 1877), professore di medicina a Lipsia, pubblicò i risultati di una sua ricerca condotta su diverse migliaia di pazienti e sull’importanza della febbre nella diagnosi e cura di molte malattie. Il suo termometro lungo 30 cm richiedeva più di 20 minuti per effettuare la misurazione. Qualche tempo più tardi un medico inglese, Thomas Clifford Albutt (1836-1925), modificò il termometro: divenne lungo 15 cm e permise di ottenere la misura in modo rapido e accurato: è lo stesso termometro che usiamo noi oggi o meglio che abbiamo usato fino al 2009 da quando è stato bandito l’uso dei termometri a mercurio a causa della tossicità di questo elemento, ora sostituito da una lega di gallio, indio, stagno detta galinstan.

Mara Fausone

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