L'alambicco
n°6 - Ottobre 2011
![]() Distillato di notizie su chimica e società |
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Castelli di carta. Ogni libro è un monumento da conservare e proteggere
Il processo di fabbricazione della carta
vede, oltre alla cellulosa, l’impiego di altre componenti. In
particolare, a partire dal 1844, a seguito dell’invenzione di Friedrich
Gottlob Keller, si iniziò a produrre carta con la pasta di legno. Ciò
permise un notevole incremento della produzione cartaria, a detrimento
tuttavia della qualità decisamente migliore offerta dalla carta fatta
precedentemente con fibre di cotone. La pasta di legno contiene infatti
una percentuale elevata di lignina. Dal punto di vista del comportamento
chimico, la lignina presenta una spiccata acidità, e a differenza della
cellulosa, è una sostanza fotosensibile. La presenza di luce e ossigeno
tendono a “depolimerizzarla”, e cioè a rompere i legami fra gli alcoli
monomeri componenti. Il risultato finale di questo processo di
alterazione è il cambiamento di colore da bianco a marroncino,
esperienza ben nota a chiunque abbia conservato libri o giornali fatti
con carta molto economica.
La conservazione e il restauro del materiale
cartaceo si avvale pertanto di una delle più comuni tipologie di
reazioni chimiche, la neutralizzazione con delle basi. Il trattamento
con soluzioni acquose di ossido di calcio, una delle basi più comuni, è
stato ampiamente utilizzato, ma presenta spesso l’inconveniente di
depolimerizzare la cellulosa e a volte di sciogliere gli inchiostri. Si
è perciò reso necessario adottare dei procedimenti più controllati. Uno
dei metodi più ingegnosi ed efficaci è il cosiddetto “metodo del contabile”:
il libro viene immerso in un solvente non acquoso contenente una
dispersione di ossido di magnesio di dimensione sub micrometrica, che
gli permette di penetrare profondamente nei pori della carta. Il
solvente viene poi rimosso e il libro trattato con acqua, che trasforma
l’ossido in idrossido di magnesio, a sua volta trasformato in carbonato
di magnesio per effetto della CO2 dell’aria. Le piccole dimensioni delle particelle permettono loro di aderire saldamente alle fibre e il MgCO3
funziona nel tempo da riserva di base, permettendo di controllare
l’acidità dannosa alla carta. Una procedura semplice ed elegante, che
permette di salvaguardare le nostre letture future. Eliano diana
La
cellulosa è il più comune polimero con funzione strutturale presente
nel mondo vegetale, e assieme alla lignina è il costituente principale
delle pareti cellulari delle piante. Essa
è formata dalla concatenazione di molecole di glucosio (che costituisce
la specie monomera), unite attraverso un legame fornito da un ossigeno
a ponte, il cosiddetto legame glucosidico. Queste
catene formano dei polimeri lineari, e cioè delle specie di filamenti,
che sono in grado di organizzarsi nello spazio in un impaccamento molto
compatto, favorito dai numerosi legami a idrogeno di tipo O-H•••O che si possono instaurare fra catene adiacenti. La
formazione dei legami a idrogeno è dovuta alla presenza nel glucosio di
diversi gruppi ossidrilici –OH, che conferiscono una grande polarità;
tuttavia il coinvolgimento dei gruppi OH nella formazione dei legami a
idrogeno diminuisce la possibilità di interazione con solventi polari
e, come conseguenza, la cellulosa risulta essere insolubile in acqua. ![]() La Lignina La lignina è un altro polimero che presenta una struttura del tutto differente da quella della cellulosa: esso è costituito dall’unione di tre specie monomeriche differenti, tutte e tre degli alcoli complessi derivati dal benzene (l’alcol cumarilico, l’alcol coniferilico e l’alcol sinapilico). Questi tre composti fenolici si legano in modo casuale in una struttura tridimensionale che rende amorfo il polimero lignina. A sinistra una possibile struttura della lignina e in basso le formule di struttura dei tre alcoli citati nel testo. ![]() |
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