L'alambicco
n°6 - Ottobre 2011
![]() Distillato di notizie su chimica e società |
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La via dell'amianto: Dalla geologia alla bonifica Come valorizzare il patrimonio culturale, paesaggistico ed ambientaledella miniera di Balangero in una prospettiva ecomuseale “Una cava o una fabbrica non sono solo luoghi fisici, pietre che si sgretolano, sacchi di amianto, vernici colorate, rumore degli impianti. Questi luoghi sono anche la storia delle tante persone che vi hanno lavorato e che vi hanno vissuto vicino; di quelle che si sono ammalate e sono morte e di quelle che sono ancora vive e sono diventate cariche di anni e di storie da raccontare”. M. Bergamini, P. Pregnolato
“Le impronte e i colori della memoria per la prevenzione”. Programma Provinciale IN.F.E.A. 2008-2009.
La percezione generale dell’amianto, prima come minerale dalle proprietà quasi “magiche”, poi come temuto e potente cancerogeno, e lo sconvolgimento del territorio causato dall’attività estrattiva, hanno da subito avvolto di mistero e fascino l’area mineraria di Balangero. L'Amiantifera ha colpito l’immaginario di due tra i più noti scrittori italiani del Novecento: Primo Levi e Italo Calvino. La miniera fa da sfondo al racconto autobiografico Nichel contenuto nella raccolta “Il sistema periodico” di Levi. Essa si situa all’incrocio di elementi cardine dell’intera riflessione letteraria di Levi: il tema del lavoro, inteso come dimensione essenziale della vita dell’uomo, luogo, in casi estremi, di oppressione durissima come nel lager, ma anche fonte possibile della “migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra”; poi, quello del duro confronto con la materia, informe e nemica, affidato fra gli altri anche al chimico, che tormentandola la svela, la comprende e la trasmuta; e ancora la questione del rapporto con l’ambiente, in un mondo simile a un fiume dove l’acqua sembra essersi “fatta piena di vortici” e il viaggiatore “sente ormai vicino il tuono della cascata”. Nel 1954 invece Calvino, redattore dell’Unità, è inviato a Balangero per seguire una vertenza dei lavoratori della miniera contro la proprietà. L’articolo sulla minierà si trasforma in un lungo e toccante reportage intitolato “La fabbrica nella montagna” sulle condizioni di lavoro degli operai. Per i due scrittori la miniera diventa simbolo e il suo valore storico e produttivo, il suo aspetto suggestivo e straordinario, la sua natura grezza e dura paradigma della lotta e della salvezza del genere umano. Raccogliendo questi spunti di riflessione
sul valore della memoria della Miniera e coniugandoli con le ben note
vicende mediche, lavorative ed anche giudiziarie dell’amianto, il Centro “G. Scansetti” dell’Università di Torino
ha progettato un vasto programma di analisi, valorizzazione e
risanamento del sito minerario di Balangero. Le competenze sono state
ricercate all’interno di numerosi dipartimenti dell’Ateneo torinese,
spaziando dalle discipline umanistiche a quelle scientifiche. Molto
probabilmente per la prima volta nella storia dell’Ateneo, i
Dipartimenti di Studi politici, Scienze giuridiche, Storia e Psicologia
hanno ideato un progetto comune ed organico con i Dipartimenti di
Chimica, Scienza e tecnologia del farmaco, Biologia vegetale e Scienze
Mineralogiche. Prestigiose istituzioni quali il Centro Studi Primo Levi sono state direttamente coinvolte nella progettazione ed il Museo Regionale di Scienze Naturali e la Società per la bonifica ed il risanamento di Balangero
hanno appoggiato ufficialmente l’iniziativa. La fortissima natura
interdisciplinare del progetto si è sommata alla ricchezza culturale
del sito naturale e all’interesse per la salvaguardia della memoria
della Miniera, affascinando e stimolando i ricercatori dell’Università
durante la difficile fase progettuale. Per approfondire il contenuto
delle iniziative proposte, il testo del progetto è disponibile, in
inglese, sul sito web del Centro Scansetti. (fotografia di Francesco Turci) F. Turci, M. Tomatis, I. Fenoglio, B. Fubini
Nel film Viaggio al centro della Terra, del 1959, i protagonisti riescono a tornare in superficie comodamente sdraiati in un braciere trascinato fuori dalla bocca dello Stromboli da una colonna di lava. Il perché siano al riparo dal calore è spiegato al momento del ritrovamento del braciere, oggetto rituale della sepolta civiltà di Atlantide. Pat Boone e James Mason, esaminandolo, commentano: “Sembrerebbe un braciere. Forse qui ardeva il fuoco sacro! È di serpentino, vero?” “Esattamente. È una forma compatta di amianto”. (F. T) |
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