alam       L'alambicco n°6 - Ottobre 2011       alam
Distillato di notizie su chimica e società 

Il bibliotecario e il topo. Punti di vista dai due lati del banco di una biblioteca 

Il bibliotecario: ‘Al fare ricerche non c’è fine’: oppure no?
Ogni anno escono dalle macchine da stampa miliardi di copie di libri che vanno a finire nelle case, negli uffici e nelle biblioteche di tutto il mondo. Solo negli Stati Uniti, sono pubblicati ogni anno più di 20.000 nuovi libri, esclusi i libri di testo e le opere di consultazione. A questi si aggiungano più di 8.000 ristampe ed edizioni rivedute. È chiaro che nessuno potrebbe mai sperare di leggere tutti i libri che sono stati pubblicati. Perciò bisogna essere selettivi, ancor più di questi tempi in cui ogni persona scambia in media ottocento milioni di dati. Fax, email, telefoni, libri, tv e internet: una quantità smisurata di informazioni che inviamo e riceviamo in un anno.

Considerando tutto il materiale stampato o archiviato - su carta, sotto forma di pellicola cinematografica, su disco ottico - si ottiene qualcosa come 5 esabyte di dati. Un numero che si scrive con 18 zeri e che rappresenta il contenuto di centinaia di miliardi di pagine dattiloscritte. Immaginate una pila di libri alta nove metri! E solo lo 0,01% è su carta: 1510 pagine a testa. Il dato proviene dagli studiosi dell' Università di Berkeley, in California, che hanno tradotto in termini digitali la mole di informazioni circolante nel mondo.

Ora si pone il problema: come rintracciare la singola informazione che ci interessa? Anche solo stringendo l’oggetto della nostra ricerca al campo chimico, sembrerebbe un’impresa irrealizzabile. Come trovare “l’ago nel pagliaio”? Con una potente calamita! Esiste un sistema collaudato e verificato? Sì, sono le banche dati, come quelle disponibili in Biblioteca, mediante le quali si possono ottenere con estrema accuratezza le informazioni più pertinenti ad una ricerca in ambito chimico. Gestito da un’autorevole organizzazione quale la Società Chimica Americana (ACS) SciFinder, ad esempio, con il suo accesso ai riassunti di articoli e brevetti pubblicati in ambito chimico dall’inizio del XX secolo ad oggi, è l'elemento di differenziazione critica nella corsa alla ricerca. Possiamo “catturare l’ago nel pagliaio”, con poche righe di interrogazione, grazie a questo servizio ed altri simili: gli utili strumenti presenti in Biblioteca, tutti accessibili al pubblico. Se la carta resta primaria nell'ospitare il pensiero, per l’informazione puntuale i sistemi elettronici offrono potenzialità un tempo inimmaginabili.

Davvero, non resta che provare. Con una avvertenza: non tutto ciò che si trova in forma di riassunto o notizia elettronica è di fatto ottenibile. Il documento originale è comunque in formato cartaceo. Perché? Perché i libri sono sempre lì nelle biblioteche, lì nelle biblioteche sono deposte intere collezioni su carta. Ci vorrà ancora tempo prima che tutto ciò sia disponibile sugli altri media. Dunque, ricerche sì ma con i dovuti limiti. E dopo aver ottenuto quella informazione che cercavamo, ripensiamo per un attimo con apprezzamento all’Autore che l’ha fornita.

(immagini tratte dal sito della Biblioteca G. Ponzio)

Enrico Tichelio
(Biblioteca
Chimica “G. Ponzio”, Università di Torino)

Il topo di biblioteca: il gusto dei libri
Topo di biblioteca per vocazione, lo storico della scienza assiste sgomento alla progressiva scomparsa non solo dei libri da rosicchiare, ma persino degli scaffali. È stato il caso dei depositi della biblioteca del Science Museum di Londra, resi inaccessibili agli studiosi da un trasferimento imposto dal contiguo Imperial College. Una non rara forma di cannibalismo culturale, in cui un'istituzione più forte divora una più debole per poter sopravvivere. D’altra parte una talpa mi detto che il Rettore dell’Imperial College è convinto che tutte le biblioteche diventeranno digitali.

Certamente il digitale ha i suoi vantaggi, specie se i nuovi testi sono in rete a disposizione di tutti (cosa che non sempre avviene). L’accessibilità diventa immensa, le opportunità di ricerca si moltiplicano a dismisura, non c’è polvere e neppure pidocchi. E non vorrei dimenticare le visite virtuali a musei e a mostre. Tuttavia la perdita della materialità della lettura non è senza conseguenze. Innanzi tutto mancano le sensazioni tattili, la cura nel maneggiare il testo, la cura necessaria per voltare pagine fragili. Nessuna esperienza virtuale ti può ridare il silenzio condiviso e solenne della biblioteca. La percezione del valore - venale e culturale - di un libro è strettamente legata alla presenza materiale del libro. Date retta ad un topo. Il gusto dei libri si sente solo con i libri di carta e d’inchiostro.

L.C.
(Storico e navigante, in rete)

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