L'alambicco
n°6 - Ottobre 2011
![]() Distillato di notizie su chimica e società |
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Il bibliotecario e il topo. Punti di vista dai due lati del banco di una biblioteca
Il bibliotecario: ‘Al fare ricerche non c’è fine’: oppure no? Considerando tutto il materiale
stampato o archiviato - su carta, sotto forma di pellicola
cinematografica, su disco ottico - si ottiene qualcosa come 5 esabyte di dati.
Un numero che si scrive con 18 zeri e che rappresenta il contenuto di
centinaia di miliardi di pagine dattiloscritte. Immaginate una pila di
libri alta nove metri! E solo lo 0,01% è su carta: 1510 pagine a testa.
Il dato proviene dagli studiosi dell' Università di Berkeley, in
California, che hanno tradotto in termini digitali la mole di
informazioni circolante nel mondo. Ora si pone il problema: come rintracciare
la singola informazione che ci interessa? Anche solo stringendo
l’oggetto della nostra ricerca al campo chimico, sembrerebbe un’impresa
irrealizzabile. Come trovare “l’ago nel pagliaio”? Con una potente
calamita! Esiste un sistema collaudato e verificato? Sì, sono le banche
dati, come quelle disponibili in Biblioteca,
mediante le quali si possono ottenere con estrema accuratezza le
informazioni più pertinenti ad una ricerca in ambito chimico. Gestito
da un’autorevole organizzazione quale la Davvero, non resta che provare. Con una avvertenza: non tutto ciò che si trova in forma di riassunto o notizia elettronica è di fatto ottenibile. Il documento originale è comunque in formato cartaceo. Perché? Perché i libri sono sempre lì nelle biblioteche, lì nelle biblioteche sono deposte intere collezioni su carta. Ci vorrà ancora tempo prima che tutto ciò sia disponibile sugli altri media. Dunque, ricerche sì ma con i dovuti limiti. E dopo aver ottenuto quella informazione che cercavamo, ripensiamo per un attimo con apprezzamento all’Autore che l’ha fornita. (immagini tratte dal sito della Biblioteca G. Ponzio) Enrico Tichelio
(Biblioteca Chimica “G. Ponzio”, Università di Torino)
Certamente il digitale ha i suoi vantaggi, specie se i nuovi testi sono in rete a disposizione di tutti (cosa che non sempre avviene). L’accessibilità diventa immensa, le opportunità di ricerca si moltiplicano a dismisura, non c’è polvere e neppure pidocchi. E non vorrei dimenticare le visite virtuali a musei e a mostre. Tuttavia la perdita della materialità della lettura non è senza conseguenze. Innanzi tutto mancano le sensazioni tattili, la cura nel maneggiare il testo, la cura necessaria per voltare pagine fragili. Nessuna esperienza virtuale ti può ridare il silenzio condiviso e solenne della biblioteca. La percezione del valore - venale e culturale - di un libro è strettamente legata alla presenza materiale del libro. Date retta ad un topo. Il gusto dei libri si sente solo con i libri di carta e d’inchiostro. L.C.
(Storico e navigante, in rete) |
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